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Agrivoltaico: punti chiave per una cooperazione sostenibile tra le aziende energetiche e il settore agricolo in Italia

In un articolo sull’agrivoltaico, redatto per Lexology, Maria Cristina Gibelli e Francesca Pirola dello Studio Sani Zangrando, illustrano i principali aspetti da tenere in considerazione dal punto di vista giuridico per una efficace sinergia tra operatori del fotovoltaico e settore agricolo, per il tramite dei progetti di Agrivoltaico.  Ciò anche alla luce del mutato quadro normativo italiano che tende ormai da qualche tempo a favorire nelle aree agricole l’installazione di impianti agrivoltaici anziché dei tradizionali impianti con moduli a terra, dedicando a tale opzione regimi autorizzativi semplificati e forme di incentivazione.

Il legislatore italiano ha infatti progressivamente espresso un chiaro orientamento favorevole verso gli impianti agrivoltaici rispetto ai tradizionali impianti fotovoltaici a terra.

Già il Decreto-legge n. 63/2024 ha di fatto vietato l’installazione di pannelli fotovoltaici a terra su terreni agricoli, con l’obiettivo di limitare il consumo indiscriminato di suolo e promuovere soluzioni più sostenibili, quali l’agrivoltaico avanzato. Tale indirizzo è stato confermato e rafforzato dal già citato D.lgs. n. 190/2024, come da ultimo aggiornato dal Decreto-legge n. 175/2025, convertito in L. n. 4/2026, che stabilisce che, nelle zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, sia sempre consentita l’installazione di impianti agrivoltaici attraverso l’impiego di moduli collocati in posizione adeguatamente elevata da terra (art. 11-bis, co. 2). Un aspetto innovativo e al contempo critico della richiamata disciplina riguarda l’obbligo, a carico del proponente, di dotarsi di una dichiarazione asseverata redatta da un professionista qualificato, attestante che l’impianto è idoneo a conservare almeno l’80 per cento della produzione lorda vendibile (art. 11-bis, co. 2, ultimo periodo). Tale requisito solleva questioni operative in termini di verifica, monitoraggio e gestione, rendendo auspicabili chiarimenti a livello nazionale e l’aggiornamento delle Linee Guida attualmente vigenti.

Anche dal punto di vista autorizzativo, gli impianti agrivoltaici godono di un regime agevolato. Nello specifico, gli impianti di potenza inferiore a 5 MW, che garantiscano la continuità dell’attività agricola, rientrano nel regime di “attività libera” di cui all’art. 7 del TU FeR mentre, sotto il profilo ambientale, gli impianti inferiori a 12 MW non sono soggetti a verifica di assoggettabilità a VIA; per quelli di potenza superiore, la competenza è attribuita alle Regioni e alle Province autonome, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 152/2006. Gli impianti agrivoltaici possono beneficiano, inoltre, di sistemi di incentivazione dedicati, rafforzandone l’attrattività economica.

Ma accanto alle opportunità emergono questioni cruciali che nell’articolo sono analizzate in dettaglio:

  • mantenimento della continuità agricola
  • gestione del requisito dell’80% della PLV
  • attenta strutturazione dei rapporti contrattuali tra i soggetti coinvolti
  • equilibrio tra continuità agricola e bancabilità dell’investimento

L’agrivoltaico è una leva strategica per integrare agricoltura ed energia, ma richiede una pianificazione giuridica e fiscale attenta.

🔎 L’articolo completo è disponibile su Lexology:
https://www.lexology.com/library/detail.aspx?g=96466266-1dab-4379-9a05-ba63e57f87eb

 

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