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Nucleare in Italia: cosa cambia davvero con la nuova legge delega?

Con la pubblicazione della Legge 29 settembre 2026, n. 169, l’Italia compie un nuovo passo verso la costruzione di un quadro normativo per il nucleare sostenibile.

La legge – che entrerà in vigore il 15 ottobre 2026 – non autorizza oggi la costruzione di nuove centrali nucleari e non produce effetti immediati sulla disponibilità o sul prezzo dell’energia.

Il suo significato è soprattutto regolatorio: definisce obiettivi, ambiti e principi entro i quali il Governo dovrà costruire la futura disciplina del settore.

Il Governo avrà infatti 12 mesi dall’entrata in vigore per adottare uno o più decreti legislativi.

🏛️ Che cosa dovrà essere regolato?

La delega riguarda un perimetro particolarmente ampio, che comprende, tra l’altro:

  • produzione e utilizzo dell’energia da fonte nucleare sostenibile;
  • localizzazione, costruzione, esercizio e disattivazione dei nuovi impianti;
  • fabbricazione e riprocessamento del combustibile nucleare;
  • gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito;
  • sicurezza e radioprotezione;
  • ricerca, sviluppo e utilizzo dell’energia da fusione;
  • riorganizzazione delle competenze e della governance del settore.

La prospettiva è quella di inserire il nucleare nel percorso italiano verso la neutralità carbonica al 2050, rafforzando al tempo stesso sicurezza, resilienza e indipendenza energetica.

🏭 Perché imprese e investitori dovrebbero seguirne l’evoluzione?

Perché il tema non riguarda soltanto i futuri produttori di energia.

La costruzione di una filiera nucleare nazionale ed europea potrebbe coinvolgere un ecosistema molto più ampio: engineering, componentistica, costruzioni, materiali, cybersecurity, gestione dei rifiuti, ricerca, servizi professionali e industria energy-intensive.

A questo si aggiunge il possibile sviluppo di strumenti pubblici di sostegno agli investimenti, che potrebbero assumere la forma di incentivi, finanziamenti agevolati, garanzie pubbliche, programmi di sostegno alla ricerca e all’innovazione e altri meccanismi, nazionali ed europei, destinati a favorire lo sviluppo della filiera e la realizzazione dei relativi progetti. Anche sotto questo profilo, sarà quindi importante monitorare i successivi interventi normativi e attuativi.

 

Dal punto di vista economico, le aspettative riguardano soprattutto:

  • maggiore diversificazione delle fonti energetiche;
  • minore esposizione alla volatilità delle importazioni;
  • maggiore prevedibilità dei costi energetici nel lungo periodo;
  • sviluppo di nuove filiere industriali e tecnologiche;
  • supporto alla competitività del sistema produttivo.

Ma si tratta, per ora, di prospettive, non di effetti già prodotti dalla legge.

⏳ La variabile decisiva sarà il tempo

La vera partita normativa inizia adesso.

Saranno i decreti legislativi a determinare concretamente:

  • procedure autorizzative;
  • criteri per localizzazione e realizzazione degli impianti;
  • assetto delle autorità e delle competenze pubbliche;
  • requisiti di sicurezza;
  • disciplina dell’intero ciclo di vita degli impianti;
  • condizioni per lo sviluppo della filiera e per gli investimenti privati.

A questo si aggiungeranno le questioni legate alla concreta implementazione amministrativa, alla pianificazione territoriale e alla stabilità del quadro regolatorio.

🇪🇺🌍 Il quadro europeo e internazionale: un contesto in evoluzione

La nuova disciplina italiana si colloca in un contesto più ampio, nel quale il nucleare è tornato a occupare uno spazio rilevante nelle strategie di decarbonizzazione, sicurezza energetica e politica industriale.

A livello europeo, il quadro si è progressivamente evoluto attraverso:

  • l’inclusione, a determinate condizioni, di alcune attività nucleari nella Tassonomia UE;
  • la riforma del market design elettrico europeo, orientata anche a favorire investimenti di lungo periodo nelle tecnologie low-carbon;
  • il Net-Zero Industry Act, che punta al rafforzamento della capacità industriale europea nelle tecnologie strategiche per la transizione energetica.

Sul piano internazionale, il nucleare è inoltre tornato al centro delle strategie energetiche di numerosi Paesi, con un crescente interesse per tecnologie di nuova generazione, Small Modular Reactors (SMR) e reattori avanzati.

In questo scenario, il percorso italiano non si sviluppa quindi in modo isolato, ma si inserisce in una più ampia tendenza verso la diversificazione del mix energetico e il rafforzamento delle filiere tecnologiche e industriali legate alle fonti low-carbon.

Per imprese e investitori, la dimensione internazionale sarà particolarmente rilevante: sviluppo della supply chain, cooperazione tecnologica, standard di sicurezza, finanziamento dei progetti e accesso ai mercati saranno influenzati non soltanto dalla normativa nazionale, ma anche dall’evoluzione del quadro europeo e globale.

⚡ Il significato strategico della riforma

Il significato della riforma non è soltanto simbolico. La Legge n. 169/2026 definisce una direzione di politica energetica e industriale, ma la sua portata concreta dipenderà in larga misura dal quadro normativo che sarà costruito in attuazione della delega.

Saranno infatti i decreti legislativi a tradurre i principi e gli obiettivi fissati dalla legge in regole operative, definendo le condizioni entro cui potranno svilupparsi progetti, investimenti e una nuova filiera industriale.

Per imprese e investitori, i prossimi mesi saranno dunque soprattutto mesi di regulatory watch: è nell’attuazione della riforma che inizieranno a delinearsi le opportunità concrete, ma anche i vincoli e le condizioni per l’ingresso nel settore.

 

Articolo di Kateryna Fedorova, Marianna Moscarelli e Federico Cutrì.

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