News

FerZ: il nuovo strumento di sostegno alle rinnovabili | Energy Rules Podcast, punt. 1

Oggi parliamo di un tema destinato a cambiare in profondità il modo in cui si progettano, finanziano e gestiscono gli impianti: il nuovo meccanismo di incentivazione, il cosiddetto FER Z.

Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di un vero cambio di paradigma: si passa da un sistema che premia la produzione a uno che premia la capacità di mettere energia a disposizione del sistema nei momenti in cui serve davvero.

Un cambiamento che apre nuove opportunità, ma introduce anche rischi e complessità che gli operatori devono imparare a gestire.

Ne parliamo con Erika Mussetti, socia dello studio Sani Zangrando cercando di capire cosa cambia concretamente e quali saranno le implicazioni per il settore.

In quale contesto nasce il FERZ?

Il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili, secondo le più recenti indicazioni della Commissione europea espresse nel “Grids Package”, deve incentivare la produzione in modo selettivo favorendo la incentivazione anche nelle ore di minore generazione e la partecipazione non solo al mercato dell’energia, ma anche a quello dei servizi, quando ciò risulti efficiente in una logica complessiva di sistema.

Che cos’è il FER Z e perché rappresenta un cambio di paradigma rispetto agli incentivi precedenti?

Il FER Z è il nuovo meccanismo di incentivazione delle rinnovabili che l’Italia sta sviluppando in linea con le indicazioni della Commissione europea. La sua logica è molto diversa rispetto al passato: non si incentiva più il singolo impianto, ma una quantità di energia resa disponibile sul mercato, anche attraverso più impianti e più operatori aggregati.

Questo significa che l’operatore non viene più premiato semplicemente per produrre energia, ma per metterla a disposizione nei momenti in cui serve al sistema. Il meccanismo resta basato su un contratto per differenza, ma il confronto non è più tra tariffa e prezzo dell’impianto, bensì tra tariffa e prezzi dell’energia in specifiche fasce orarie definite dal GSE.

In sostanza, si passa da una logica “produco e vengo incentivato” a una logica molto più evoluta: “produco, ma devo anche saper gestire quando e come quell’energia ha valore”

Esistono dei rischi economici per gli operatori con il FER Z?

Il rischio più rilevante è legato al disallineamento tra quando produci energia e quando il sistema la valorizza economicamente.

Con il FER Z, infatti, i ricavi dipendono da un profilo orario “virtuale” definito dal GSE, non dalle ore effettive in cui l’impianto produce. Questo può generare situazioni paradossali: ad esempio, se il profilo incentivato include ore serali con prezzi alti, l’operatore può essere penalizzato anche se non produce in quelle ore.

In alcuni casi estremi, l’incentivo può trasformarsi addirittura in una perdita. Per evitarlo, diventa fondamentale:

utilizzare sistemi di accumulo
aggregare impianti con profili diversi
lavorare con trader e strumenti contrattuali

Quindi non basta più produrre energia rinnovabile: bisogna gestirla in modo strategico nel tempo.

Ci puoi fare un esempio?

Ipotizziamo una tariffa di 100 €/MWh e un profilo che include ore serali con prezzo di 200 €/MWh. Per tali ore, il produttore sarà tenuto a versare al GSE la differenza fra tariffa e prezzo delle ore serali (100 €/MWh), anche se non ha effettivamente prodotto energia in quelle ore, ma in ore diurne con prezzo, ad esempio, pari a 50 €/MWh.

Il rischio è quindi quello di trasformare l’incentivo in una perdita economica, se il produttore non è in grado di allineare i propri ricavi dalla vendita di energia ai valori dell’energia secondo il profilo incentivato. In sostanza il produttore dovrà cercare, tramite accumuli, di spostare alle ore serali la valorizzazione economica dell’energia prodotta di giorno, o comunque di coprire attraverso un mix di fonti anche le ore serali in cui i prezzi sono più alti.

Come cambia il modello di business per chi investe nelle rinnovabili?

Il FER Z cambia profondamente il modo in cui si progettano e si finanziano gli impianti.

Prima, il focus era soprattutto sul costo dell’impianto e sulla produzione attesa. Con il FER Z, invece, bisogna considerare anche:

il costo dei sistemi di accumulo
la capacità di fare “time shifting” dell’energia
il ruolo dei trader e degli aggregatori
il rischio di non rispettare gli obblighi di immissione

Inoltre, gli operatori devono garantire ogni anno una certa quantità di energia: se non ci riescono, possono compensare solo in parte, altrimenti scattano penali.

Questo porta a un’evoluzione importante: è possibile che in futuro non siano più i produttori a partecipare direttamente alle aste, ma aggregatori o trader, capaci di gestire portafogli di impianti e ottimizzare i profili energetici.

In altre parole, il settore passa da un modello industriale “semplice” a uno molto più simile a quello dei mercati finanziari: conta meno il singolo impianto e molto di più la capacità di gestione del sistema nel suo complesso.

Il FER Z segna quindi un passaggio importante: non basta più produrre energia rinnovabile, bisogna saperla gestire, valorizzare e integrare nel sistema elettrico.

È un’evoluzione che spinge il settore verso modelli più maturi, dove tecnologia, mercato e capacità di gestione diventano sempre più centrali.

Per gli operatori significa ripensare strategie, investimenti e competenze. Per il sistema, è un tentativo di rendere le rinnovabili sempre più allineate alle esigenze della rete e del mercato.

Vedremo nei prossimi mesi come questo meccanismo verrà definito e, soprattutto, come verrà applicato nella pratica.

L’intervista è disponibile anche in podcast su Youtube e su Spotify

Iscrizione alla newsletter

Per ricevere aggiornamenti sullo sviluppo normativo, novità di settore e inviti a eventi organizzati dalla Studio Legale Sani Zangrando compila il form sottostante. Potrai cancellarti in qualsiasi momento tu lo desideri.